Si incontrarono nel consueto vecchio posto, quello che due mesi prima era il loro punto d’incontro abituale, dove almeno 2 sere alla settimana si venivano incontro e si abbracciavano, si baciavano, e poi si prendevano per mano decidendo dove passare la serata.
Lui arrivava sempre minimo 5 minuti in anticipo, alle volte persino 15 e in un paio di occasioni anche mezz’ora; non aveva una vera ragione per farlo, si giustificava a se stesso dicendosi che probabilmente non vedeva l’ora di vedere Lei e sperava di accelerare il tempo arrivando prima. Oppure il motivo risiedeva nel fatto che durante l’attesa le sue emozioni diventavano via via sempre più forti, così che quando La riconosceva da lontano era effettivamente pronto e tutte le emozioni che erano lievitate dentro di lui potevano liberarsi più forti che mai.
Anche quella volta arrivò 15 minuti in anticipo. Ma questa volta il motivo era diverso. Forse sperava che nell’attesa le sue emozioni si placassero e che riuscisse a rendersi conto di quello che stava facendo, che riuscisse a riacquistare la sua lucidità e l’oggettività che spesso dichiarava di avere.
Erano ormai due mesi che non si guardavano in faccia; se i loro sguardi si incrociavano gli occhi di entrambi si abbassavano dopo appena qualche istante. Erano due mesi che le uniche parole che si scambiavano erano brevi e appena accennati saluti quando si incontravano accidentalmente.
Solo una volta avevano scambiato qualche parola in più.
Durante i 15 minuti di pausa che separavano una lezione da un’altra quasi tutti coglievano l’occasione per uscire e per respirare un po’ d’aria fresca. Lui invece restava quasi sempre al suo posto, tirava fuori un libro e si isolava un po’ dal mondo, rilassandosi e immergendosi in qualche avventura fantastica; non usciva fuori come gli altri perché sapeva che quella all’esterno non era aria fresca e rigenerante dal momento che chi usciva iniziava a fumare, ma anche perché se sarebbe uscito avrebbe sicuramente incrociato Lei.
Quella volta Lei, però, non uscì e andò a sedersi di fianco a Lui che con la coda dell’occhio aveva seguito i suoi movimenti.
«Ciao…» Lei tentò subito di rompere il ghiaccio, sorridendo con un velo di amarezza nel volto.
«Ciao» Lui rispose subito in modo secco, quasi sovrapponendosi al suo saluto, evidentemente a disagio; girò il libro che aveva davanti sottospora,aperto, in modo da mantenere il segno di dove era arrivato e si agitò sulla sedia, come per trovare la posizione giusta per affrontare la situazione che gli si presentava davanti e alla quale non sapeva se era preparato o no.
«Come va?» Lei continuò con le domande di rito, sperando forse che tutto potesse tornare alla normalità semplicemente parlando del più e del meno.
Lui non sentì quell’ultima domanda e fece mente locale su tutto quello che aveva pensato nell’ultimo periodo, richiamò alla memoria tutti i colloqui immaginari che si era fatto preparandosi a un momento come quello.
«Senti, ti chiedo scusa…Io credevo veramente a quello che avevo detto quella sera, sul rimanere amici e mantenere un rapporto di amicizia. Ma non ci riesco…mi dispiace. Non ho nulla contro di te, sia chiaro! Non sono arrabbiato, non me la sono presa…solo…sono bloccato, e dipende solo da me, tu non hai colpe…» il viso lasciava trasparire il suo dispiacere e la sua rassegnazione, un senso di inevitabilità che colpì anche Lei, in quel momento.
Lui aveva buttato fuori di colpo tutto quello che aveva pensato in quell’ultimo periodo, senza introdurre l’argomento, senza attendere che la conversazione convergesse in quel punto, perché era evidente che Lei era venuta lì per parlare di quello. Lui butto fuori i suoi pensieri, che comunque erano ancora confusi, e lo divennero ancora di più nel momento in cui furono trasformati in parole. Ma il senso di quello che voleva dire era evidente. Lei cercò di parlare a sua volta, forse anche lei si era preparata una specie di discorso e molto probabilmente lo aveva preparato meglio di lui, ma forse la situazione in quell’istante non corrispondeva a come se l’era immaginato e si fece sopraffare da quel senso di irrimediabilità che scaturiva dalle parole di Lui, dimenticando il suo discorso.
«Ah, ok…no perché quando ho visto che facevamo fatica persino a salutarci…si insomma…mi sono bloccata anch’io, e…poi non ho voluto nemmeno forzare la cosa, quindi ho lasciato perdere…»
Mentre parlava gesticolava molto e guardava davanti a se, Lui invece seguiva i movimenti delle sue mani…quelle mani che aveva stretto, che aveva accarezzato, che conosceva meglio delle sue, di cui aveva nostalgia, soprattutto di quell’osso nel polso che sporgeva in modo innaturale, ma che lo affascinava in modo unico e con cui si divertiva a giocherellare nonostante l’imbarazzo di Lei.
Le parole si persero, Lui ripeté che gli dispiaceva, si scusò ancora, e non era rimasto altro da dire, così si salutarono e Lei si alzò per tornare al suo posto.
Lui riprese il libro, lo girò, e cercò la riga alla quale era arrivato. Ma non riuscì a continuare a leggere, quello che vedevano gli occhi non arrivava alla testa, affollata da molti altri pensieri.
Riconobbe la sua figura che usciva da dietro l’angolo, una scena a cui aveva assistito fin troppe volte…e che non avrebbe più rivisto.
Le andò incontro, come sempre, ma questa volta non l’avrebbe abbracciata, non le avrebbe preso le mani. Si fermarono a un metro di distanza.
«Ciao» Fece Lui, con il suo viso predefinito, sorridente e spensierato.
«Ciao» Fece Lei, con il sorriso sulle labbra e gli occhi nascosti dai suoi soliti RayBan.
Mentre decidevano dove andare a farsi il classico aperitivo, Lei si tolse gli occhiali da sole e si mise quelli da vista. A Lui tornò in mente quando Lei gli aveva spiegato che aveva gli occhi particolarmente sensibili alla luce, ed era per quello che quando era all’aperto indossava gli occhiali da sole anche se non c’era una luce molto forte; ci teneva a fargli capire che non li teneva per essere “alla moda”, ma che c’era un motivo reale. Lui sorrise a quei ricordi.
Si sedettero ad un tavolino, in piazza, e dopo un momento di esitazione cominciarono a spiegarsi che cosa era accaduto fra loro dopo che si erano lasciati; il colloquio era tranquillo, sereno, entrambi volevano chiarire e far capire all’altro che non c’era risentimento. Una volta chiarito il tutto iniziarono a raccontarsi che cosa avevano fatto in quegli ultimi due mesi, cosa era accaduto, come erano continuate le loro vite che per un po’ di tempo erano state unite e che poi di colpo erano diventate estranee l’una dall’altra.
Le parole fluivano spensierate e in pochi minuti la distanza fra i due era diminuita in modo sensibile, pur non essendosi eliminata completamente. Ma ora stavano bene, entrambi si erano tolti un grande peso ed avevano dimostrato a se stessi che era possibile rimanere in buoni rapporti, nonostante tutto. Lei aveva ordinato uno Spritz, lui una birra media.
Era stato lui a chiedere a Lei di parlare, in fin dei conti era stato lui ad essere lasciato e stava a lui la decisione di cercare di chiarire e di tornare, per quanto possibile, amici o se lasciare perdere e continuare per la sua strada lasciando che le loro vite si separassero per sempre.
Aveva già scelto la seconda ipotesi, era deciso a portare pazienza ancora pochi giorni, e poi non l’avrebbe più rivista. Ma invece di colpo aveva cambiato idea, non sapeva il motivo, ma qualcosa era scattato in lui.
Lei bevve il suo Spritz in un paio di sorsi, tanto che Lui restò di sasso; di solito era lui a bere ogni cosa in tempi da record lasciando tutti senza parole, le birre medie le beveva in due-tre sorsi e le finiva prima di quelli che ordinavano una birra piccola. Questa volta beveva a piccoli sorsi.
Infine si alzarono e tornarono al loro consueto punto d’incontro. Finirono di chiacchierare.
«Tu dove hai la bici?» «Io devo andare per di là» «Ah, io invece ce l’ho di là».
Un momento di silenzio, poi entrambi si salutarono e quasi all’unisono si dissero «Grazie!», poi si separarono e ognuno vide negli occhi dell’altro che ora fra loro c’era pace, che adesso era veramente tutto finito. Si voltarono e si incamminarono verso le bici sapendo che non si sarebbero forse più rivisti.
Quel giorno le strade del centro erano affollate di persone, turisti, abitanti del posto, ma la maggior parte erano ragazzi, tutti in centro per festeggiare la fine della scuola. Il sole brillava, ma non era eccessivamente caldo.
Lui si guardò attorno, poi alzò lo sguardo verso il cielo sospirando, gli occhi lucidi.
Sorrideva.
